C’era una volta, nella piana assolata di Ofena, un cavallo lento e silenzioso che seguiva il ritmo delle stagioni. Portava in groppa una pecora testarda, che sognava di diventare regina dei vigneti. Intorno a loro, i filari di Montepulciano si tendevano come sentinelle immobili sotto il sole, radicati in una terra antica e severa.
Da quelle uve mature, bagnate solo dal vento e dal tempo, nasce un vino profondo, dal colore rubino scuro e dall’anima selvatica. Profuma di more, di prugna e terra bagnata dopo la pioggia d’estate. È il vino della transumanza e del ritorno, da bere davanti al fuoco, mentre fuori le stelle si accendono una a una.